Tassi e recessione
La recessione è un fantasma che preoccupa le economie più poderose del mondo. Il rallentamento dell’ attività economica è una tendenza generalizzata in tutto il mondo e minaccia di continuare ad espandersi tranne che si prenda il toro per le corna.
Nella storia economica mondiale ci sono stati tempi nei quali le valute dei paesi più poderosi economicamente erano il posto dove centi di investitori si rifugiavano da fronte ai cicli negativi dell’ economia. Alcuni anni fa le certezze riguardo alle valute giravano intorno a tre valute considerate infallibili al momento di proteggere i risparmi: la libra sterlina, il dollaro e l’ euro. Oggi queste certezze sono finite e la sicurezza è il tesoro perso nel mondo delle finanze.
Tranne che nell’ eurozona, la strategia per mantenere i livelli di crescita economica si sono uniti tra la Banca Centrale dell’ Inghilterra e la Riserva Federale che continuano a mantenere questa politica di tassi bassi fino le ultime conseguenze, senza considerare il rischio dell’ inflazione.
Questa politica disfà la quotazione delle valute di entrambi i paesi, anche se è certo che il crollo del dollaro non è un fenomeno attuale ma dal 2004, quando la Fed fece salire i tassi, dopo averli scesi con posteriorità agli attentati alle torri gemelle in settembre 2001. in quel momento la considenza del consumatore statunitense era caduto e il governo di Bush trovò nella riduzione dei tassi il modo di spingere il consumo.
Attualmente l’effetto dominò della crisi ipotecaria subprime affetta notevolmente gli enti bancari e finanziari statunitensi e perfino molte sono falliti e hanno chiuso le porte lasciando molta gente senza lavoro. In Inghilterra la ripercussione di questa crisi è stata più moderata, tuttavia le autorità incominciano a notare una caduta dell’ attività economica e per evitare pagare un costo più alto hanno deciso di aumentare il costo del denaro di un 5%.
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