L’ eurozona divisa dai tassi d’ interesse
L’ oceano Atlantico non è mai sembrato così largo. La Banca Centrale Europea ha stabilito il tasso d’ interesse in 4% per poter combattere l’ inflazione che negli ultimi mesi è aumentata, mentre la Riserva Federale continua a tagliare i tassi per evitare sia la caduta nella recessione e che la stagnazione nella crescita.
La debolezza del dollaro, i prezzi delle materie prime e il petroleo nei massimi storici potrebbero fare ancora più pressione sull’ economia globale e generare un malessere che arrivi ai posti più lontani del pianeta.
E’ vero che la decisione di entrambe le Bache Centrali corrisponde a due congiunture diverse dove gli obiettivi non sono gli stessi, tuttavia la situazione nei paesi dell’ eurozona non è omogenea. Per esempio la Germania, il motore dell’ eurozona, ha buona saluta, come la Francia, il Belgio e l’ Olanda però non tutto funziona bene nella periferia, l’ ultimo sondaggio eseguito ai gerenti d’ acquisti della Spagna arrivò al minimo storico, quel che suggerisce che il paese si prepara per un violento atterraggio dopo il festival dell’ industria della costruzione.
Simili indagini in Italia suggeriscono che l’ economia si contrae. Forse la Spagna dovrebbe aver avuto tassi d’ interesse più alti alcuni anni fa. Adesso la Spagna e l’ Italia presentano argomenti più convincenti da altri paesi dell’ eurozona per un taglio di tassi e in questo modo poter mitigare la salita dell’ euro.
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