I fatti storici condizionano il mercato valutario
La fine del trattato Bretton Woods ebbe come conseguenza la nascita del mercato valutario e la libera fluttuazione del tipo di cambio a partire dal semplice gioco dell’ offerta e la domanda.
Nel 1973, sotto la presidenza di Richard Nixon, si produsse un fatto che segnerebbe uno spartiacque nel sistema monetario internazionale. La fine della convertibilità delle valute con riguardo all’ oro permise che la quotazione delle valute fluttuasse liberamente secondo le condizioni del mercato.
Negli ultimi trenta anni nel mondo sono successi fatti che hanno segnato la vita delle persone. La fine della Guerra Fredda, dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, marcò l’ inizio del della logica del mercato in forma definitiva in tutto il mondo.
I fatti capitati negli ultimi tempi sono uno dei fattori che condizionano le politiche economiche. Il mercato valutario non è al di fuori di questa logica perché si trova dentro questo mondo economicamente globalizzato, e per quello che è interessato dalle decisione che si prendono nei centri del potere.
La fortezza dell’ euro ne è stata una delle grandi sorprese entro il mondo delle valute, pochi attendevano che arriverebbe a USD 1,50 per euro, nonostante questo capitò e diede un respiro alle ditte statunitensi che vendono fuori il paese. L’ aumento dell’ euro ha aiutato a diminuire gli efetti della crisi ipotecaria degli Stati Uniti e probabilmente se la situazione segue così, continuerà a farlo.
Sono troppi i nuvoloni che intorpidiscono la ricuperazione del dollaro, essendo il primo ostacolo, in questo momento, la differenza che c’era tra il tasso della Fed (Federal Reserve) e quello della BCE (Banca Centrale Europea) non esiste, attualmente il costo del denaro nel vecchio continente supera quello degli Stati Uniti e questo è attraente per gli investitori, generandone una maggiore domanda delle valute come l’ euro.
L’ odierna situazione non corrisponde a quel che succedeva a principio del 2007 quando i tipi d’ interesse si trovavano nel 5,25 % negli Stati Uniti e nel 3,25 % dell’ altro lato dell’ Atlantico. Oggi i tassi si trovano nel 3,25% per la Riserva Federale e nel 4% per Europa, una situazione la cui conseguenza è la riduzione dell’ interesse degli investimenti in dollari e la crescita della domanda delle valute che prima erano relegate dalla stabilità e dal rendimento che aveva il dollaro.
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